martedì 31 marzo 2009

28 Marzo 2009: Presentazione "i Numeri del Fuoco" alla Casa del Popolo.

Ecco le Foto scattate alla presentazione del Romanzo "i Numeri del Fuoco" di Giuseppe Elio Ligotti tenutasi alla Casa del Popolo in via Bordoni, 50.























si ringrazia: la Casa del Popolo di Tor Pignattara, tutti i partecipanti, l'associazione culturale ALTER LEGO.

Foto by: Luisa Iervolino.

lunedì 23 marzo 2009

Presentazione "i Numeri del Fuoco" 28 Marzo.

L'Associazione Culturale ALTER LEGO
è lieta di invitarvi alla presentazione del romanzo
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"I NUMERI DEL FUOCO"
(GBM Messina)
di Giuseppe Elio Ligotti
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presso la Casa del Popolo
di Tor Pignattara
via Bordoni, 50
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sabato 28 Marzo 2009
ore 18,30
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introdurrà l'Autore.
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PARTECIPATE NUMEROSI, MI RACCOMANDO!
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giovedì 19 marzo 2009

Il Rapimento Moro

Ciao gente! Mentre il mondo là fuori lascia segnali inquietanti (il Papa in Africa che farnetica sui preservativi "dannosi" e i post sanremo, tanto per fare qualche esempio) qui si pensa, come al solito, alla conquista del mondo (dobbiamo pensare in grande, no?!)

Tralasciando per il momento la nuova associazione culturale che stiamo creando, sfrutto il periodo, anche se con qualche giorno di ritardo, per ricordare una delle pagine più drammatiche della storia d'Italia nel '900: il rapimento di Aldo Moro.

Il brano che segue fa parte del romanzo inedito di Giuseppe Elio Ligotti "Dovevamo saperlo che l'amore", di cui avremo modo di parlare anche in futuro:

Meno di quattro gatti. Un vagone quasi vuoto. Un prete, una suora, un paio di colleghi, abbiamo tutti la stessa faccia. Un bigliettaio. Nessuno ha voglia di parlare. Abbiamo superato un paio di fermate. Non è salito nessuno. Ora siamo a Bologna. Sale qualcuno. Sono poliziotti in borghese. Anche loro hanno una faccia inconfondibile.
Ripenso alla mia esperienza del tram azzurro. Sembra destino: io devo viaggiare in mezzo ai casini. Ma questo è un casino grosso. Rapire Moro. Non è un gesto da pazzi. Qui, dietro, c’è qualcuno. Ma anche questa volta non ne sapremo niente. I misteri d’Italia. Minacciano di ammazzarlo. Ma non lo ammazzeranno. O forse sì. Se questi stanno al soldo della peggiore reazione, questi ammazzano Moro.
Guardo fuori. Le campagne, vuote. Anche le città sono vuote. E non solo le periferie. Le stazioni. Questa è Firenze. Non c’è anima viva.
E io continuo a pensare al tram azzurro. E se qui assaltano il treno? Brigatisti rossi o neri ormai non fa differenza. Che faccio, corro dal capotreno? E se ci sequestrano? Questa è una linea pericolosa. Speriamo non ci siano bombe. I poliziotti stanno perlustrando. Forse hanno avuto una soffiata. Facciamo finta di niente.
Rapire Moro. Per frenare l’avanzata della sinistra. Sì, questo è un attacco alla sinistra.

venerdì 26 dicembre 2008

Lectura Dantis - Foto.

Ecco alcune delle foto scattate alla Lectura Dantis del 18 Dicembre 2008 nell'Aula Magna del Giulio Cesare.

martedì 16 dicembre 2008

Lectura Dantis

Evento: Giovedì 18 dicembre 2008, dalle ore 16:00, Pino Ligotti sarà ospite nell'aula magna del liceo classico Giulio Cesare (in corso Trieste) per una lectura dantis e per presentare il suo romanzo, "I numeri del fuoco". Accorrete numerosi!

sabato 15 novembre 2008

Il mio romanzo 'I NUMERI DEL FUOCO'

è acquistabile
presso Arion o Feltrinelli (anche, soprattutto, online) o Rinascita.
Conto sul passaparola.
E che per Natale ne regaliate più copie.
Quarta di copertina:
Una telefonata dall'aldilà salva l'archeologo Leon Gil da un disastro aereo. Leon sta pubblicando un libro sull'incendio di Roma del 64 d.C.
Per dimostrare che l'incendiario non fu Nerone, come si crede, ma il prefetto del pretorio Tigellino. Intanto, strani incendi vengono appiccati per il centro di Roma, mentre le misteriose telefonate dall'aldilà continuano.
Leon si ritrova al centro di un incubo, tanto da sospettare l'assurdo: il ritorno di Tigellino e dei suoi pretoriani.
Fra inseguimenti, flashback, sparatorie, schermaglie dialettiche, interventi di vecchie e nuove mafie fra Roma e la costa del Trapanese, si arriva al colpo di scena finale, anzi ai colpi di scena.
In appendice Il romanzo di Tigellino.
Una curiosità sorprendente...
Per anni ho pensato scherzosamente di essere la reincarnazione di Tigellino. Intendiamoci: io non credo a queste cose. Ma che ti vengo a scoprire giusto un mese dopo la pubblicazione del romanzo?
Che l'anagramma di PINO ELIO LIGOTTI
è esattamente
IO: TIGELLINO TIPO
Da non credere...

venerdì 14 novembre 2008

Mio omaggio in rima dantesca a Fabrizio De André

Non sei sepolto in un campo di grano.
Bello è pensarti polline fra dossi
dove fecondi rosa e tulipano,

vigile al sole a un coro d’ombre e fossi
a un raggio d’api a una dissolvenza
dei tuoi mille papaveri, i più rossi…
…………………………………...
Tutti morimmo a stento con l’arsiccio
d’un desiderio mai salpato. Vasto
è il mare. E l’ansia è questo porto riccio,

questo essere diversi per contrasto
col mondo che bonaccia rende bava
questo dissidio fra il mondo ch’è guasto

e un ritmo leggerissimo di giava.
La città vecchia, il vecchio professore
che finge la sua notte notte brava…
………………………………
Il ricordo del padre. Un giorno avresti
detto: Non so né dove o come o quando
ma vorrei rivederne gli occhi i gesti

e il sorriso. Utopia di contrabbando
e, se utopia mai fosse, tu magari
la nutrivi eversiva calcolando

di spiazzare per giunta i calendari
del potere. Lui, se ricicla tutto:
bombe sbadigli borghesucci vari,

nulla può col fantastico che è frutto
d’un desidero estremo e n’è corolla
fuori dal tempo. Quando si fa brutto

poi importante è fuggire dalla folla
televisiva, dal martellamento.
Agli altri sembri snob nelle midolla?

Tu lo sei, perché il gusto è isolamento,
isola del vaquero. La Sardegna.
Isola del sequestro. Dove il vento

dell’Hotel Supramonte arde e consegna
la libertà a banditi pellerossa
figli d’un temporale spaccalegna.

Libertà dolce vino delle ossa
libertà gratis come la tristezza
ha il prezzo amaro d’un riscatto: possa

riscattare la vita e la bassezza
dei veri sequestrati. Non c’è legge
più aspra d’un perdono senza asprezza.

Fu il tuo pedaggio francescano a un gregge
di umanità recinta, ma i relitti,
gli scarti della terra, i fuorilegge,

restavano il tuo mondo, e gli sconfitti
(Marinella, Suzanne). E tu perfino
avevi il segno doc dei santi guitti…
…………………………..
Anime salve, e nomadi che slomba
la vita, quei rifiuti di risacca
abbaglianti e diversi. Un faro piomba

su Princesa. E’ la pecora, è la vacca.
Un maschio alle sue natiche si appende,
ma il cuore travestito di baldracca

squilla di luce e tutto qui si arrende.
Un modo ci deve essere di vivere
senza dolore senza reprimende.

La maggioranza? Sta. Ma non sa scrivere
d’avere in odio l’odio. Ed è un pianeta
che riesce a malapena a sopravvivere

a darsi fiato ossigeno una meta
da inventare. Giriamo a non finire
a vuoto: storia e specchio del poeta

che s’è spiato illudersi, fallire,
ed abortire i figli come i sogni.
Uno specchio di neve ove smentire

la nostalgia ridicola per ogni
passata del ricordo. L’inquietudine
è il meno necessario dei bisogni.

Ma la misura esatta della gratitudine
pota le croci dentro i cimiteri.
Il fiore sacro della solitudine

lo hai coltivato. I mastri giardinieri
ti sono grati. I poeti in assoluto.
Anche quando le viole dei pensieri

sbocciavano all’amore. Ma perduto.